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	<title>Maliarda</title>
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		<title>Maliarda</title>
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		<title>Ipad: solo l&#8217;ultima rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:06:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Un computer che sembra un foglio, una lastra elettronica che ubbidisce ai comandi del polpastrello. È l’I-pad: lavagna digitale incrocio tra uno smartphone e un netbook. Il prefisso I dice già tutto: il marchio è Apple, l’ideatore Steve Jobs. Non ha creato dei prodotti ma un’ideologia caratterizzata dall’anticonformismo. Difficile non notare le allusioni bibliche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=27&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Un computer che sembra un foglio, una lastra elettronica che ubbidisce ai comandi del polpastrello.</p>
<p>È l’I-pad: lavagna digitale incrocio tra uno smartphone e un netbook.</p>
<p>Il prefisso I dice già tutto: il marchio è Apple, l’ideatore Steve Jobs.</p>
<p>Non ha creato dei prodotti ma un’ideologia caratterizzata dall’anticonformismo.</p>
<p>Difficile non notare le allusioni bibliche del brand: il morso alla mela rimanda alla violazione da parte di Adamo ed Eva.del divieto divino di cibarsi dell’albero della conoscenza</p>
<p>Il primo avversario della Apple è il monolite informatico IBM. Nel noto spot “1984” girato da Ridley Scott e ispirato all’omonimo libro di Orwell, la “Big Blue” recita il ruolo del “Big Brother” che spia tutti e impone un pensiero unico. Così “Think different” non è solo uno slogan ma l’espressione di una filosofia. Il primo passo del cambiamento è l’invenzione dell’interfaccia grafica: per la prima volta arriva sul computer la metafora della scrivania, così l’utilizzo del computer si avvicina all’esperienza quotidiana allontanandosi dalle stringhe monocolore del dos e dagli asettici comandi a tastiera.</p>
<p>26 anni dopo con l’I-pad anche i &#8211; pur nuovi &#8211; termini “digitare” e “cliccare” si avviano verso l’obsolescenza e si ritorna ad un più naturale “toccare”.</p>
<p>Adesso Steve Jobs non è più un outsider ma un guru. Il mondo si divide in due categorie: “quelli del mac” e “quelli che non ce l’hanno”.</p>
<p>Quando un ribelle diventa imperatore.</p>
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		<title>L&#8217;ultimo gadget antismog</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:55:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  No, ridurre le emissioni di gas nocivo nell’atmosfera è troppo faticoso. La domenica a piedi a fare la spola da un mezzo pubblico all’altro, comprare l’ecopass, andare dal meccanico a farsi montare il filtro antiparticolato. Meglio infilarsi un’elica nel naso. La violazione di una fenditura corporea inviolata pare sia l’ultimo rimedio anti-smog. L’aggeggino in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=23&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  No, ridurre le emissioni di gas nocivo nell’atmosfera è troppo faticoso. La domenica a piedi a fare la spola da un mezzo pubblico all’altro, comprare l’ecopass, andare dal meccanico a farsi montare il filtro antiparticolato.</p>
<p>Meglio infilarsi un’elica nel naso.</p>
<p>La violazione di una fenditura corporea inviolata pare sia l’ultimo rimedio anti-smog. L’aggeggino in silicone medico è cosparso di un gel carico di ioni negativi in grado di intrappolare le polveri sottili e impedirne l’inalazione. Al naso, filtro naturale, si applica un setaccio artificiale: la protesi come estensione delle facoltà umane, o come amputazione.</p>
<p>Basta superare la resistenza psicologica ed è fatta.</p>
<p>Istruzioni per l’uso:</p>
<ol>
<li>Dopo aver lavato bene le mani, occorre toglierlo dall’involucro</li>
<li>Con il cordino che pende, posizionare la punta sull’apertura delle narici</li>
<li>Inserirlo dolcemente</li>
</ol>
<p>Il tampax nasale è dentro e può rimanervi per otto ore.</p>
<p>Certo, il momento dell’estrazione è critico, forse meglio indossare dei guanti di lattice per tirare fuori l’oggettino elicoidale tutto insozzato di muco e polveri sottili o meno sottili.</p>
<p>Poco male, però, lo smartnose &#8211; diavoleria dal nome anglofono che fa leva sulla nostra fobia dell’inquinamento &#8211; è destinato ad andare a ruba.</p>
<p>Ridurre gli effetti o parte di essi: eterno alibi per evitare di affrontare le cause.</p>
<p>Così ci si rassegna al particolato che annerisce i marmi, all’anidride carbonica che corrode e sbriciola la pietra di statue e monumenti.</p>
<p>E ancora, si evita di pensare che la respirazione avviene anche attraverso la bocca, che i pori della pelle vengono ostruiti dal pm10.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/maliarda.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/maliarda.wordpress.com/23/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=23&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Arisa e l&#8217;elogio della diversità</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:52:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Arisa a Sanremo 2010, ovvero come sopravvivere al cognome Pippa e all’impietosa imitazione di Scorie che ti fa passare per rintronata. Senza dimenticare che l’enorme successo di Sincerità –le è valsa il premio della critica a Sanremo dello scorso anno &#8211; ha fagocitato le altre canzoni del suo album che sono scivolate nell’oblio. Quest’anno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=21&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Arisa a Sanremo 2010, ovvero come sopravvivere al cognome Pippa e all’impietosa imitazione di <em>Scorie</em> che ti fa passare per rintronata. Senza dimenticare che l’enorme successo di <em>Sincerità</em> –le è valsa il premio della critica a Sanremo dello scorso anno &#8211; ha fagocitato le altre canzoni del suo album che sono scivolate nell’oblio.</p>
<p>Quest’anno, Arisa spera di far conoscere più canzoni ma è certa che <em>Malamorenò</em> sarà il nuovo tormentone.</p>
<p>Per l’operazione, il personaggio Arisa si è sottoposto a un restyling che l’ha trasformata dalla brutta copia della protagonista del “Meraviglioso mondo di Amélie” a una sorta di barbona chic in versione prémaman.</p>
<p>Il suo nuovo look prevede: treccine all’insù schiarite da riflessi biondi, occhiali maxi-size tondi anziché squadrati e – accessorio indispensabile – il <em>Trio Marinetti</em>.</p>
<p>Sì, perché Arisa ha portato sul palco un trio canoro <em>en travesti</em>: tre omaccioni alti, in abiti anni ‘40, che accompagnano la cantante con i toni alti del falsetto e le movenze di signorine d’altri tempi.</p>
<p>Alla fine, un po’ buffa, un po’ stralunata, magari non bella, Arisa ha un grande senso dell’estetica e dello spettacolo che mostra con la “citazione” del Trio Lescano portata sul palco.</p>
<p>E poi, personalità, quella voglia di distinguersi conquistata – forse &#8211; proprio quando la prendevano in giro per il cognome Pippa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/maliarda.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/maliarda.wordpress.com/21/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=21&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Intervista (finta) a Pamela Des Barres</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maliarda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[   Mutazioni. Da ragazza bon ton in tailleur a figlia dei fiori con maglia aderente e lo sguardo di sfida. Le foto raffigurano Pamela Ann Miller &#8211; Des Barres dopo il matrimonio con Michael, frontman dei Silverhead – prima e dopo la sua iniziazione da groupie. Le immagini della gioventù andata si trovano in ogni angolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=18&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>   Mutazioni. Da ragazza bon ton in tailleur a figlia dei fiori con maglia aderente e lo sguardo di sfida. Le foto raffigurano Pamela Ann Miller &#8211; Des Barres dopo il matrimonio con Michael, frontman dei Silverhead – prima e dopo la sua iniziazione da groupie. Le immagini della gioventù andata si trovano in ogni angolo della sua modesta casa losangelena: queste due erano infilzate nello spazio tra lo specchio e la sua cornice in legno avorio.</p>
<p>Nessun Mr Smith per Pamela, i vari Mick, Jimmy e Gram sono Mr Jagger, Page e Parsons.</p>
<p>Strusciandosi e ristrusciandosi con le star, un pò di notorietà le è rimasta appiccicata.</p>
<p>Con altre amiche groupies, grazie al supporto di Frank Zappa, fonda le GTOs, Girls Together Outrageously. Il gruppo nel &#8217;69 incide l&#8217;album Permanent Damage.</p>
<p>Ma la fame di fama di Pamela non si arresta. Si cimenta nella carriera di attrice, spesso interpretando prostitute.</p>
<p>Ma, emula di Casanova in gonnella, non poteva certo risparmiarci le sue memorie. E nel 2009, arriva anche in Italia &#8220;Sto con la band. Confessioni di una groupie&#8221;.</p>
<p><span style="color:#000000;"><strong>-I suoi flirt hanno mai provocato le ire di qualche fidanzata?</strong></span></p>
<p><span style="color:#000000;">«Diciamo che ho avuto incidenti divertenti. Un giorno, a casa di Jim Morrison, ero completamente fatta e, senza motivo, mi stesi per terra e inarcai la schiena. La gonna si sollevò e mi finì in faccia. In quel momento entrò la ragazza di Jim. Lei urlò: “Vai a farti fottere fuori da qui”. Lui? Rideva»</span></p>
<p><strong>- Quale rockstar aveva più talento sotto le lenzuola?</strong></p>
<p>«Mick Jagger, lui era la personificazione del pene».</p>
<p><strong>-Ha rimpianti o rimorsi?</strong></p>
<p>«Non credo nei rimpianti e ho sempre cercato di vivere la mia vita attimo per attimo, senza lasciare posto a una cosa così scialba come i rimorsi».</p>
<p><strong>-Neanche un ripensamento? Mai?</strong></p>
<p>«Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato che i gruppi non erano importanti e che gli hippy erano ipocriti e stronzi quanto i dirigenti d&#8217;azienda».</p>
<p><strong>-Negli anni &#8217;60 ci sono le prime rivendicazioni femministe. Non si sentiva una donna-oggetto?</strong></p>
<p>«Mi consideravo una vera femminista perché stavo facendo quello che volevo fare».</p>
<p><strong>-Il primo ragazzo?</strong></p>
<p>«In terza media, il massimo che abbiamo fatto è stato baciarci senza lingua».</p>
<p><strong>-È</strong><strong> vero che è riuscita a mantenere a lungo la sua virtù?</strong></p>
<p>«Beh&#8230; (sorride, scoprendo i denti ingialliti dal fumo) mi ritrovai in un sacco di ripostigli e sedili posteriori con la testa sotterrata dentro una serie di pantaloni di raso, ma difendevo la mia verginità come se fosse il segreto di Tutankhamon».</p>
<p><strong>-Si definisce una ninfomane?</strong></p>
<p>«Non amo le etichette&#8230; le posso dire che ho sognato così a lungo il contatto con la carne maschile che solo respirare l&#8217;odore di un maschio mi faceva quasi svenire».</p>
<p><strong>-Le sue trasgressioni hanno compromesso il suo rapporto con le coetanee?</strong></p>
<p>«Persi delle care amiche che stavano crescendo, diventavano serie e pianificavano la loro vita dopo il liceo. Ma ne guadagnai altre, oltre alle mie folli amiche hippy di Hollywood, alcune ragazze di un paio d&#8217;anni più piccole. Ero il loro idolo: insegnai loro come fare un pompino con un wurstel Oscar Meyer».</p>
<p><strong>- E adesso? Non è arrivata ora di appendere la giarrettiera al chiodo?</strong></p>
<p>«Assolutamente no&#8230;Sono una donna americana pioniera della sessualità e continuo a spassarmela tutti i santi giorni!»</p>
<p>Squilla il telefono, Pamela si affretta a rispondere e si congeda: «Scusi, era il mio agente. Ho un’altra intervista tra mezz’ora. Sa com’é <em>Time is money</em>».</p>
<p>Mutazioni. Da sacerdotessa del flower power a volpina in grado di capitalizzare le proprie scopate.</p>
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		<title>Versi di&#8230;Aldo Nove</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 15:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maliarda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Il viso di Garbo di Paola Malanga &#38; Aldo Nove Garbo, che più che altro lo si sentiva un quindici anni fa circa, appartiene ancora a quel momento dell&#8217;amore infinito degli anni Ottanta in cui la sola cattura del viso umano provocava in noi il massimo turbamento, in cui ci si perdeva letteralmente in un&#8217;immagine [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=13&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a name="prose2">Il viso di Garbo</a></h3>
<p>di Paola Malanga &amp; Aldo Nove</p>
<p>Garbo, che più che altro lo si sentiva un quindici anni fa circa, appartiene ancora a quel momento dell&#8217;amore infinito degli anni Ottanta in cui la sola cattura del viso umano provocava in noi il massimo turbamento, in cui ci si perdeva letteralmente in un&#8217;immagine umana come in un filtro, in cui il viso costituiva una specie di stato assoluto della carne che non si poteva raggiungere né abbandonare. Alcuni anni prima, il viso di Patti Pravo provocava addirittura degli stupendi pensieri di palingenesi della nostra intera esistenza; quello di Garbo partecipa, ancora, del medesimo regno di amore cortese, in cui la carne sviluppa mistici sentimenti di produzione ontica ma discografica.<br />
Il viso di Garbo, che bisogna dirlo si chiama Renato Abate, è senza dubbio un mirabile viso-oggetto; in Il fiume, questo bellissimo L.P. che ha illustrato suo fratello, il cerone ha lo spessore nevoso della maschera; non è un viso dipinto, è un viso intonacato, difeso dalla superficie del colore e non dalle sue linee; in tutta questa neve, fragile e insieme compatta, solo gli occhi, stupendi come una polpa bizzarra, ma niente affatto come quelli del bassista dei Sigue Sigue Sputnik, sono due lividure un po&#8217; tremanti. Anche nell&#8217;estrema bellezza della foto che c&#8217;è dietro 1.6.2 (Garbomanidiforbice), questo viso non disegnato ma scolpito dall&#8217;occhio epocale del fotografo in una materia liscia e friabile, cioè perfetto ed effimero a un tempo, raggiunge la tristezza vegetale degli occhi del cantante dei Visage, il suo viso di totem.<br />
Ora la tentazione della maschera totale (la maschera antica, per esempio) implica forse meno il tema del segreto (come è il caso delle agiografie sintetiche di Derek Jarman a margine dei Pet Shop Boys on tour) che non quello di un archetipo del viso umano.<br />
Garbo, nella scabra teodicea di Scortati, offriva una specie di idea platonica della creatura, e ciò appunto spiega come il suo viso sia quasi asessuato, senza per questo essere equivoco. È vero che l&#8217;astratta peregrinazione semantica di brani come Aufwiedersehn (la sua afonica, esiziale stringatezza narratologica è di volta in volta Regina e Cavaliere) favorisce questa indistinzione; ma Garbo non si impegna in nessun esercizio di travestimento; è sempre se stesso, sotto la corona o sotto i grandi feltri abbassati porta senza finzione lo stesso viso di neve e di solitudine. Il suo appellativo di David Bowie di Fenagrò mirava indubbiamente a rendere, più che uno stato superlativo della bellezza, l&#8217;essenza della sua persona corporea scesa da un cielo (In questo cielo, potremmo dire, a novembre) dove le cose sono formate e finite nella massima chiarezza. Lui stesso lo sapeva: quanti cantanti hanno accettato di lasciar vedere alla folla il loro inquietante maturare (ad esempio quello schifo di Edoardo Bennato che è diventato rattuso). Lui no: bisognava che l&#8217;essenza non si degradasse, che il suo viso non venisse mai ad avere una realtà diversa da quella della sua perfezione intellettuale più ancora che plastica. L&#8217;Essenza si è a poco a poco fissata in un idioma rassicurante, progressivamente disvelata in una certezza che solo le prime apparizioni televisive dei Village People (e della loro teoria di inesauste rifrazioni della modernità) ha saputo uguagliare; ma non si è mai alterata.<br />
Tuttavia, in questo viso deificato, si disegna qualcosa di più pungente di una maschera: una specie di rapporto volontario e perciò umano tra la curva delle narici e l&#8217;arco delle sopracciglia, una funzione rara, individuale, fra due zone del volto; la maschera è solo una somma di linee, il viso, invece, è soprattutto richiamo tematico dalle une alle altre.<br />
Il viso di Garbo rappresenta quel momento fragile in cui gli anni Ottanta stanno per estrarre una bellezza esistenziale da una bellezza essenziale, l&#8217;archetipo sta per inflettersi verso il fascino dei visi corruttibili, la chiarezza delle essenze carnali sta per far posto ad una lirica dell&#8217;Uomo Nuovo.<br />
Come momento di transizione, il viso di Garbo concilia due età iconografiche, assicura il passaggio dallo spavento al fascino. Oggi, è noto, siamo all&#8217;altro polo di questa evoluzione: il viso di quei pirla degli Articolo 31, questi cialtroni fascisti della massificazione annichilente, per esempio, è caratterizzato non solo da una inespressiva mimica parkinsoniana ma anche dalla loro persona, da una specificazione commerciale del pasoliniano gergo degli ultimi. Come linguaggio, la singolarità del viso di Garbo è di ordine concettuale, quello degli Articolo 31 è merda.<br />
Il viso di Garbo è Idea, quello degli Articolo 31 è ora di finirla.</p>
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		<title>Sapore di mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 13:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maliarda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mafia dilagò nei feudi appena i baroni se ne andarono. Ai primi dell&#8217;Ottocento i nobili abbandonarono la campagna e si trasferirono nei palazzi di Palermo abdicando all&#8217;esercizio diretto del potere. Abdicarono nelle mani dei gabellotti che presto divennero i veri padroni di ogni borgo all&#8217;interno della Sicilia. Il gabellotto capì subito d&#8217;essere il padrone [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=maliarda.wordpress.com&amp;blog=8131932&amp;post=1&amp;subd=maliarda&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mafia dilagò nei feudi appena i baroni se ne andarono. Ai primi dell&#8217;Ottocento i nobili abbandonarono la campagna e si trasferirono nei palazzi di Palermo abdicando all&#8217;esercizio diretto del potere. Abdicarono nelle mani dei gabellotti che presto divennero i veri padroni di ogni borgo all&#8217;interno della Sicilia.</p>
<p>Il gabellotto capì subito d&#8217;essere il padrone della situazione, e di potersi imporre tanto sul barone quanto sui contadini. Con l&#8217;aiuto dei campieri o guardiani, il gabellotto controllò i contadini. Assegnando, a suo insindacabile arbitrio, i lavori del feudo, concesse le terre migliori ai contadini più sottomessi.</p>
<p>Da  &#8221;Italia sotto inchiesta&#8221;, sezione Sicilia, di Gianfranco Piazzesi</p>
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