No, ridurre le emissioni di gas nocivo nell’atmosfera è troppo faticoso. La domenica a piedi a fare la spola da un mezzo pubblico all’altro, comprare l’ecopass, andare dal meccanico a farsi montare il filtro antiparticolato.
Meglio infilarsi un’elica nel naso.
La violazione di una fenditura corporea inviolata pare sia l’ultimo rimedio anti-smog. L’aggeggino in silicone medico è cosparso di un gel carico di ioni negativi in grado di intrappolare le polveri sottili e impedirne l’inalazione. Al naso, filtro naturale, si applica un setaccio artificiale: la protesi come estensione delle facoltà umane, o come amputazione.
Basta superare la resistenza psicologica ed è fatta.
Istruzioni per l’uso:
- Dopo aver lavato bene le mani, occorre toglierlo dall’involucro
- Con il cordino che pende, posizionare la punta sull’apertura delle narici
- Inserirlo dolcemente
Il tampax nasale è dentro e può rimanervi per otto ore.
Certo, il momento dell’estrazione è critico, forse meglio indossare dei guanti di lattice per tirare fuori l’oggettino elicoidale tutto insozzato di muco e polveri sottili o meno sottili.
Poco male, però, lo smartnose – diavoleria dal nome anglofono che fa leva sulla nostra fobia dell’inquinamento – è destinato ad andare a ruba.
Ridurre gli effetti o parte di essi: eterno alibi per evitare di affrontare le cause.
Così ci si rassegna al particolato che annerisce i marmi, all’anidride carbonica che corrode e sbriciola la pietra di statue e monumenti.
E ancora, si evita di pensare che la respirazione avviene anche attraverso la bocca, che i pori della pelle vengono ostruiti dal pm10.