Mutazioni. Da ragazza bon ton in tailleur a figlia dei fiori con maglia aderente e lo sguardo di sfida. Le foto raffigurano Pamela Ann Miller – Des Barres dopo il matrimonio con Michael, frontman dei Silverhead – prima e dopo la sua iniziazione da groupie. Le immagini della gioventù andata si trovano in ogni angolo della sua modesta casa losangelena: queste due erano infilzate nello spazio tra lo specchio e la sua cornice in legno avorio.
Nessun Mr Smith per Pamela, i vari Mick, Jimmy e Gram sono Mr Jagger, Page e Parsons.
Strusciandosi e ristrusciandosi con le star, un pò di notorietà le è rimasta appiccicata.
Con altre amiche groupies, grazie al supporto di Frank Zappa, fonda le GTOs, Girls Together Outrageously. Il gruppo nel ’69 incide l’album Permanent Damage.
Ma la fame di fama di Pamela non si arresta. Si cimenta nella carriera di attrice, spesso interpretando prostitute.
Ma, emula di Casanova in gonnella, non poteva certo risparmiarci le sue memorie. E nel 2009, arriva anche in Italia “Sto con la band. Confessioni di una groupie”.
-I suoi flirt hanno mai provocato le ire di qualche fidanzata?
«Diciamo che ho avuto incidenti divertenti. Un giorno, a casa di Jim Morrison, ero completamente fatta e, senza motivo, mi stesi per terra e inarcai la schiena. La gonna si sollevò e mi finì in faccia. In quel momento entrò la ragazza di Jim. Lei urlò: “Vai a farti fottere fuori da qui”. Lui? Rideva»
- Quale rockstar aveva più talento sotto le lenzuola?
«Mick Jagger, lui era la personificazione del pene».
-Ha rimpianti o rimorsi?
«Non credo nei rimpianti e ho sempre cercato di vivere la mia vita attimo per attimo, senza lasciare posto a una cosa così scialba come i rimorsi».
-Neanche un ripensamento? Mai?
«Ci sono stati dei momenti in cui ho pensato che i gruppi non erano importanti e che gli hippy erano ipocriti e stronzi quanto i dirigenti d’azienda».
-Negli anni ’60 ci sono le prime rivendicazioni femministe. Non si sentiva una donna-oggetto?
«Mi consideravo una vera femminista perché stavo facendo quello che volevo fare».
-Il primo ragazzo?
«In terza media, il massimo che abbiamo fatto è stato baciarci senza lingua».
-È vero che è riuscita a mantenere a lungo la sua virtù?
«Beh… (sorride, scoprendo i denti ingialliti dal fumo) mi ritrovai in un sacco di ripostigli e sedili posteriori con la testa sotterrata dentro una serie di pantaloni di raso, ma difendevo la mia verginità come se fosse il segreto di Tutankhamon».
-Si definisce una ninfomane?
«Non amo le etichette… le posso dire che ho sognato così a lungo il contatto con la carne maschile che solo respirare l’odore di un maschio mi faceva quasi svenire».
-Le sue trasgressioni hanno compromesso il suo rapporto con le coetanee?
«Persi delle care amiche che stavano crescendo, diventavano serie e pianificavano la loro vita dopo il liceo. Ma ne guadagnai altre, oltre alle mie folli amiche hippy di Hollywood, alcune ragazze di un paio d’anni più piccole. Ero il loro idolo: insegnai loro come fare un pompino con un wurstel Oscar Meyer».
- E adesso? Non è arrivata ora di appendere la giarrettiera al chiodo?
«Assolutamente no…Sono una donna americana pioniera della sessualità e continuo a spassarmela tutti i santi giorni!»
Squilla il telefono, Pamela si affretta a rispondere e si congeda: «Scusi, era il mio agente. Ho un’altra intervista tra mezz’ora. Sa com’é Time is money».
Mutazioni. Da sacerdotessa del flower power a volpina in grado di capitalizzare le proprie scopate.
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