Arisa e l’elogio della diversità

 

Arisa a Sanremo 2010, ovvero come sopravvivere al cognome Pippa e all’impietosa imitazione di Scorie che ti fa passare per rintronata. Senza dimenticare che l’enorme successo di Sincerità –le è valsa il premio della critica a Sanremo dello scorso anno – ha fagocitato le altre canzoni del suo album che sono scivolate nell’oblio.

Quest’anno, Arisa spera di far conoscere più canzoni ma è certa che Malamorenò sarà il nuovo tormentone.

Per l’operazione, il personaggio Arisa si è sottoposto a un restyling che l’ha trasformata dalla brutta copia della protagonista del “Meraviglioso mondo di Amélie” a una sorta di barbona chic in versione prémaman.

Il suo nuovo look prevede: treccine all’insù schiarite da riflessi biondi, occhiali maxi-size tondi anziché squadrati e – accessorio indispensabile – il Trio Marinetti.

Sì, perché Arisa ha portato sul palco un trio canoro en travesti: tre omaccioni alti, in abiti anni ‘40, che accompagnano la cantante con i toni alti del falsetto e le movenze di signorine d’altri tempi.

Alla fine, un po’ buffa, un po’ stralunata, magari non bella, Arisa ha un grande senso dell’estetica e dello spettacolo che mostra con la “citazione” del Trio Lescano portata sul palco.

E poi, personalità, quella voglia di distinguersi conquistata – forse – proprio quando la prendevano in giro per il cognome Pippa.

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